
C’è una linea sottile che separa il sogno dalla realtà. Una linea fatta di sudore, fatica, domeniche di pioggia e allenamenti al freddo.
Una linea che l’Auxilium San Luigi, squadra nata tra le mura di un oratorio, ha deciso di superare a testa alta, con cuore e determinazione.
Per la prima volta nella sua storia, l’Auxilium ha vinto il campionato di Terza Categoria. Non è solo una vittoria sportiva: è la dimostrazione che credere in qualcosa, anche quando sembra lontano o impossibile, può portarti più lontano di quanto immagini.
Perché sognare non signifca chiudere gli occhi la notte. Sognare, davvero, vuol dire tenerli ben aperti ogni giorno, anche quando bruciano di stanchezza, anche quando piove e fa freddo, anche quando l’umore è a terra o le gambe non rispondono. Signifca lavorare in silenzio, allenamento dopo allenamento, mettendoci il cuore anche quando non ci sono applausi. Perché ogni passo fatto verso il sogno è già parte del sogno stesso.
E poi c’è qualcosa che va oltre il campo. C’è lo spogliatoio. Quel luogo dove le differenze spariscono, dove si diventa fratelli. Dove si ride, si discute, si incita, si piange. Lì si costruisce la vera forza di una squadra. Perché dietro ogni passaggio riuscito, ogni scatto all’ultimo minuto, ogni gol decisivo, c’è un legame che va oltre la maglia: c’è una famiglia.
E no, non è sempre tutto rose e fori. Le vittorie non arrivano da sole. A volte servono le sconftte per capire chi siamo davvero. Serve fallire per imparare, per crescere, per stringere i denti e ripartire. Serve perdere insieme per poi vincere insieme. Perché è proprio nei momenti più difficili che si misura la grandezza di un gruppo.
L’Auxilium San Luigi è nata come una squadra di oratorio. Un progetto semplice, forse ingenuo, che voleva solo dare ai ragazzi un posto dove crescere, giocare, stare insieme. Ma quella semplicità è diventata la sua forza. Perché tra una partita persa e una vinta, tra una battuta nello spogliatoio e una corsa sotto il sole, è nato un gruppo. Un gruppo che ha imparato a sognare insieme. E quando si sogna insieme, i sogni diventano più forti.
Ora che la coppa è tra le mani, quello che resta non è solo una vittoria sul campo. È la prova che anche da una piccola realtà può nascere qualcosa di grande. È un messaggio che va oltre il calcio: non smettere mai di crederci, non smettere mai di sognare. Perché anche dalle panchine di un oratorio può partire un sogno. E a volte, quei sogni vincono. Davvero.
Ma ogni famiglia ha bisogno di guide, e ogni sogno ha bisogno di chi lo custodisca, lo indirizzi, lo faccia crescere.
E quindi come non partire da Vito, pilastro fuori e dentro al campo, visionario che non si è mai arreso di fronte alle avversità e che ha saputo credere a questo sogno fino in fondo. Cuore pulsante e anima del gruppo è stato il capitano in grado di incitare nei momenti bui e gioire per tutti quando la luce tornava. Non solo un leader tecnico, ma un esempio umano. Perché per essere capitano non basta portare la fascia: bisogna saper portare anche i pesi degli altri.
In questa storia, un ruolo fondamentale lo ha avuto Mister Giorgio. È stato la mente lucida nei momenti confusi, la voce che sapeva quando urlare e quando tacere, l’uomo che ha insegnato a questa squadra che non si vince solo con i piedi, ma prima di tutto con la testa. Ha saputo trasmettere un’idea, uno stile, un’identità. È stato il timone.
Rosario, il preparatore atletico, è stato il corpo. Ha forgiato gambe, ma soprattutto volontà. Ha seguito ogni passo, ogni respiro, con la dedizione di chi sa che la forma fsica è solo la superfcie di qualcosa di più profondo: la disciplina, la costanza, il rispetto per il lavoro.
E Dimitrj, membro fondamentale dello staff, meno presente agli allenamenti, ma voce instancabile in panchina e prima spinta nei momenti decisivi delle partite, colui che ci ricorda che, in questa famiglia, ogni contributo — anche quello che non si vede in campo — è un tassello fondamentale per trasformare un sogno in realtà.
E infine Marco, il presidente, è stato il fondamento silenzioso, ma indispensabile. Quello che lavora dietro le quinte, che si prende cura della squadra come un padre fa con i propri fgli. Che mette a posto le carte, ma anche le ansie. Che c’è, sempre, anche quando non si vede. È stato la struttura, la casa che ha protetto questo sogno.
Insieme, loro sono stati mente, cuore e corpo di un sogno che sembrava troppo grande per un oratorio… e che invece è diventato realtà.
